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Ho sempre vissuto la politica come la nobile arte che consente a ciascuno di partecipare a costruire il proprio futuro, in un processo continuo di relazioni sociali, di scambio di idee, di affermazione di valori, di conflitti per difendere gli interessi di una classe, di un Paese, di una terra o semplicemente per affermare la propria dignità.

8000000 NUOVI POVERI IN ITALIA NEL 2010
2800000 PRECARI NEL 2008
9.7% DISOCCUPATI IN ITALIA
310MQ SUPERFICIE URBANIZZATA PRO CAPITE IN BRIANZA
26778 ETTARI DI SUPERFICIE AGRICOLA PERSI PER SEMPRE IN LOMBARDIA
8000000 MILIONI DI LITRI DI PETROLIO RIVERSATI NEL LAMBRO
3000000 POVERTÀ ASSOLUTA DATI ISTAT 2010.

Sei stanco della solita politica urlata.
Sei sfinito delle continue chiamate alle urne.
Non ne puoi più di parole e di volti che ogni volta ti promettono mari e monti senza cambiare nulla. Eppoi ti chiedi come mai nella tua storia hai potuto contare soltanto sulle tue forze e sulla tua capacità di immaginare il futuro.

Ora chiudi gli occhi e pensa a tutti quelli che non ce l'hanno fatta e che hanno smesso di lottare e sognare.

Noi di Sinistra Ecologia Libertà siamo inguaribilmente ottimisti ma al contempo dannatamente puntigliosi. Guardiamo al futuro con una necessità nuova: non possiamo che immaginarcelo diversamente.

Per tutti. Per te, per noi, per questo mondo che abbiamo sporcato.

Quello che oggi abbiamo sotto gli occhi non basta più. Le politiche del centrodestra hanno scatenato soltanto rabbia, livore e una paura strisciante per qualsiasi cosa.

Sel per aprire una nuova storia della sinistra

Non ricordo l'ultima tornata elettorale che mi abbia fatto vivere il piacere della vittoria, l'emozione forte di appartenere a un partito, a una coalizione, che vincono una battaglia capace di aprire per la sinistra un nuovo capitolo nella storia di questo Paese.
Forse le elezioni politiche del '96, il successo di Romano Prodi, Rifondazione Comunista all'8,6%, un centrosinistra che aveva saputo fermare Berlusconi dopo soli due anni dalla sua comparsa nell'agone politico.
Sì, è stata quella l'ultima volta in cui ho avuto l'impressione che potessimo cambiare il Paese, che potessimo consentire alle realtà sociali con le quali avevamo lottato di irrompere positivamente nella politica, che forze diverse di un centrosinistra ampio fossero in grado di collocare la propria visione in un futuro comune, perché utile al Paese prima che a se medesime.
Poi, la storia è nota. Possiamo leggerla come ci pare, trovare giustificazioni raffinate alle scelte fatte, ma se vogliamo essere onesti culturalmente, dobbiamo riconoscere che raramente in Italia, dal dopoguerra, la sinistra è riuscita a infilare con tanta precisione balistica una sequenza così meticolosa di errori, tali da convincere la maggioranza degli italiani, del nostro popolo, che il governo del Paese non è nel nostro Dna.
Non intendo soffermarmi su questi errori, peraltro noti e non ancora metabolizzati, dalla crisi del Governo Prodi del '98 all'autosufficienza di Veltroni nel 2007.
I patimenti dell'oggi di una sinistra frammentata, rancorosa, sconfitta elettoralmente, inchiodata alle proprie angustie sono figli di quelle scelte e dell'incapacità di prendere atto che il Novecento è finito e con esso l'idea che una sinistra si possa ricostruire semplicemente confermando la tradizione ideologica fissata in simboli invalicabili.
Non è la fine delle grandi culture della sinistra, è la fine della loro rappresentazione partitica in frazioni sempre più minoritarie nel Paese.
Peraltro, le grandi culture comunista, socialista e ambientalista vengono mortificate da quanti pensano di ereditarne la storia facendola vivere in percentuali elettorali grottesche.
Non vi è nulla di coraggioso o di coerente nell'insistere a rinsaldare percorsi politici che appartengono solamente alla fissità noiosa di gruppi dirigenti, i quali riconfermano ogni volta certezze chiare solo a loro.
Non vi è nulla di "politicamente corretto" nel coinvolgere centinaia di compagne e compagni in prospettive di futuri successi che non si realizzano mai.
Le stesse battaglie che fanno parte della storia della sinistra - la pace, il lavoro, i diritti - non potranno affermarsi senza la credibilità e la forza di un soggetto unitario.
Questo è il punto. Cos'altro serve per capire che non c'è alternativa se vogliamo tornare, come sinistra, a contare nel Paese, se vogliamo far rivivere la cultura politica delle grandi tradizioni italiana ed europea?
Le scorciatoie, le illusioni, le abbiamo percorse tutte. Le abbiamo vissute e pagate a caro prezzo. Ora serve il coraggio, che in politica come nella vita fa la differenza, di abbattere i totem, di superare i rancori, di mettere a disposizione di un unico progetto le nostre appartenenze, la storia travagliata di tutta la sinistra.
La federazione, la federazione delle federazioni, i cartelli elettorali non hanno alcuna possibilità di restituire al nostro Paese una sinistra utile. Servono solo per confermare le differenze, per lasciare inalterate le organizzazioni esistenti, sempre più marginali. Servono solo per confermare l'incapacità di guardare avanti. Quindi non possono né avere credibilità, né suscitare interesse e passione tra i tanti che chiedono una sinistra unita.
Naturalmente nulla è più difficile che realizzare ciò che è ovvio.
Viviamo di fantasie ammantate di interpretazioni scolastiche sui bisogni delle masse, sui cicli che si aprono e si chiudono, sui movimenti, sui complotti contro la sinistra.
In cinquecento in tutto il Paese ci dividiamo su queste analisi, mentre qualche milione di donne, uomini, giovani da diversi anni ci dice che siamo fuori dal mondo.
Per provare a rientrare in questo mondo, occorre la forza della politica, quella con la P maiuscola, quella capace di parlare del lavoro, della laicità, dell'ambiente, della giustizia, dell'istruzione, delle politiche sociali in termini di diritti da confermare anche in tempi di "saldi della Carta Costituzionale". Una politica che non può ulteriormente concedersi il lusso o il flagello delle divisioni. Servono atti precisi da parte delle organizzazioni di sinistra, che decidano di sciogliersi per costruire in tempi rapidi la Sinistra in Italia.
Francamente mi pare questa non una, ma l'unica possibilità per ritornare a essere protagonisti, per non continuare a prenderle, per essere credibili nel Paese e per non mancare più di rispetto alle grandi culture politiche cui apparteniamo.
Credo in Sinistra Ecologia Libertà perché è una forza nata con questa ambizione, un movimento che vuole unire e che proprio perciò non ha alcun interesse a realizzarsi come un'ulteriore nicchia delle buone intenzioni.
Oggi il rischio è accontentarci di ciò che abbiamo - e non è poco, a partire da un leader che sa vincere e suscitare passioni vere che vanno ben oltre Sel e considerando anche i nostri risultati elettorali in alcune regioni e città, la Puglia e Lamezia Terme per esempio, che dimostrano come l'aspirazione iniziale di Sel, laddove venga portata avanti compiutamente, produca risultati importanti.
Il rischio, dicevo, è accontentarci di ciò che abbiamo e rassegnarci a prendere atto che ancora una volta le organizzazioni della sinistra stanno reagendo a questa ulteriore batosta confermandosi nei propri recinti. La qual cosa potrebbe portare anche noi a ritenere chiusa la fase della ricerca di spazi ampi di unità.
Al contrario, ritengo necessario dotarci da subito di un tessuto organizzativo vero per consentire a tutte e tutti coloro che hanno aderito e stanno aderendo a Sinistra Ecologia Libertà di portare avanti con ancor più determinazione il compito per cui siamo nati: costruire una forza di sinistra unica, utile, appassionata, credibile, capace di riaprire una storia nuova in questo Paese.

Adesso guardiamo avanti

Abbiamo tre possibilità come centrosinistra in Brianza per non ritrovarci più a commentare risultati elettorali come questi.
Confidare che la magistratura arresti tutti coloro che rappresentano il centrodestra nelle istituzioni. E mi sembra improbabile, nonostante la loro classe politica e considerando che esistono anche lì brave persone.
Espatriare in altre regioni o in altri Paesi.
Oppure prendere atto una volta per tutte che così, come ci presentiamo, come ci stiamo muovendo, come concepiamo le elezioni, non è solo improduttivo, ma è proprio una delle cause delle continue sconfitte.
Il punto è duplice.
Primo. Non esiste un centrosinistra che renda percepibile una proposta alternativa tra il nostro popolo. Esistono partiti separati che al proprio interno hanno permanenti confitti.
In questa campagna elettorale, a partire dal Pd, non si è fatta vivere una coalizione, non sono state organizzate iniziative comuni, i più neppure sapevano quali fossero le forze che sostenevano Penati.
In questa campagna elettorale sono esistiti singoli candidati in conflitto tra loro per requisire le preferenze. 
Non erano questi gli impegni presi. E ancora di più, la difficoltà conosciuta in Brianza, in Lombardia, richiedeva un coraggio, una passione, un'unità diversa! 
Secondo. Una sinistra frammentata viene costantemente bastonata. Sappiamo che è così, eppure, come pugili suonati, ogni volta saliamo sul ring a prenderle.
Perché? Perché è più importante - non per me e non per Sel, che è nata proprio con la vocazione di unire e che non intende accontentarsi né per l'oggi né per il domani di una nicchia politica marginale - perché è più importante, dicevo, difendere altarini, immaginette, simboli e simbolini, anziché decidere con coraggio che una sinistra si costruisce su un progetto nuovo, che rispetta tutti, ma guarda avanti.
Non ci sono federazioni che tengano, né cartelli elettorali a conferma delle divisioni.
O si superano le appartenenze ormai politicamente microscopiche, oppure continueremo a prenderle. E a mancare di rispetto alle tradizioni politiche cui apparteniamo.
Questi due obiettivi, cioè ritessere la trama di un centrosinistra che metta in campo un'alternativa concreta e ridare futuro a una sinistra unita, sono gli impegni per i quali mi sono speso e per i quali intendo continuare a spendermi.
2 aprile 2010 

Democrazia e volontà popolare: che fatica!

La democrazia è un grande sistema di civiltà, esaltante e faticoso.
In questo momento prevale la fatica di fronte a un risultato elettorale imbarazzante, per la nostra provincia, a favore del Pdl e della Lega.
Occorre comprenderne le ragioni, andranno certamente indagate, anche se da troppi anni continuiamo a soprenderci delle conferme che la Brianza dà alla destra a prescindere.
E mi pare opportuno interrogarci su un'altra conferma: l'estraneità della Sinistra a questa nostra terra.
So l'impegno di tante e tanti anche in questa campagna elettorale.
Conosco la tenacia della resistenza a un tessuto che appare impermeabile.
Noi insistiamo ad andare in chiesa anche a dispetto dei Santi!
Da parte mia ringrazio tutte e tutti, mi consola il risultato personale di Besana, ma confesso la fatica pazzesca nell'accettare ciò che la democrazia richiede: il prendere atto della volontà popolare.
30 marzo 2010